2 luglio 2013

Teaser tuesdays #4


Torna anche questa settimana Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should Be Reading con lo scopo di condividere piccoli stralci delle nostre letture. Partecipare è semplicissimo, vi basterà:

- Prendere il libro che si sta leggendo
- Aprire ad una pagina a caso (o scegliere il passo che più vi ha colpito)
- Condividere il teaser scelto

Importante è non fare spoiler! Se vi va potete condividere con me la vostra lettura corrente e farmi sapere cosa ne pensate di quella che condivido io.

Il mio Teaser Tuesdays di oggi è tratto da Il confine di un attimo di J.A. Redmerski, che ho iniziato giusto ieri a leggere.



Ho sempre pensato che la depressione sia sopravvalutata e che la gente abusi di questa parola (un po’ come “lesbica”, che non userò mai più con un ragazzo finché avrò vita). Alle superiori, le ragazze parlavano spesso di quanto fossero “depresse” e raccontavano che le loro madri le avevano portate da uno strizzacervelli per farsi prescrivere delle medicine; poi si raccoglievano tutte in gruppo per decidere quali pillole provare. Per me depressione ha sempre significato solo tre parole: tristezza, tristezza e tristezza. Quando vedo quelle stupide pubblicità con degli omini tipo cartone animato che se ne vanno in giro tutti avviliti con una nuvoletta nera carica di pioggia sopra la testa, penso che si stia davvero esagerando. Io provo compassione per il prossimo. Da sempre. Non mi piace veder soffrire le persone, ma ammetto che quando sento qualcuno giocarsi la carta della depressione, alzo gli occhi al cielo e tiro dritto per la mia strada.
Non sapevo che fosse una malattia seria.
Quelle ragazze a scuola non avevano idea di cosa significa davvero essere depressi. Non c’entra solo la tristezza. Anzi, la tristezza c’entra poco. La depressione è il dolore nella sua forma più pura. Io per esempio farei di tutto per essere capace di provare di nuovo un’emozione. Una qualsiasi. Il dolore fa male, ma quando è talmente potente da annullare qualsiasi altra sensazione, ecco, in quel momento inizi a credere che stai per impazzire.
Mi dà immensamente fastidio pensare che l’ultima volta che ho pianto è stata a scuola, quando ho scoperto che Ian era morto. Ho pianto tra le braccia di Damon. Proprio di Damon, tra tutti. Comunque, quella è stata l’ultima volta in cui ho versato una lacrima, ed è successo più di un anno fa.
Dopo non ci sono più riuscita. Non ho pianto per il divorzio dei miei, per la condanna di Cole, per la confessione di Damon o quando Natalie mi ha pugnalato alle spalle. Continuo a pensare che prima o poi crollerò a singhiozzare con il viso affondato nel cuscino. Potrei persino vomitare, da quanto piangerò.
Ma quel pianto non arriva mai, e ancora non provo alcuna emozione. A parte questo desiderio di scrollarmi di dosso tutto quanto. Quel tarlo, per quanto piccolo e lontano, mi costringe a obbedire. Non so perché, non so spiegarlo, ma è lì e non posso fare a meno di ascoltarlo.
Ho passato quasi tutta la notte alla stazione degli autobus, ad aspettare che mi dicesse cosa fare.


Sentitevi liberi di sfogarvi, aspetto i vostri commenti. Chi di voi l'ha già letto? Vi è piaciuto?

Stay tuned!
Xoxo, Giò

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