19 dicembre 2013

Chi ben comincia #16


Buonasera miei amati lettori!
Oggi è di nuovo giovedì e di conseguenza è tempo per il nostro appuntamento abituale con Chi ben comincia, rubrica ideata da Alessia del blog de Il profumo dei Libri. Adoro questo rubrica, mi piace scegliere un libro da condividere con voi e scoprire insieme gli incipit che sono il biglietto da visita, insieme alle cover, per ogni buon libro.

Le poche regole della rubrica:
- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti 

L'incipit che voglio condividere con voi oggi è quello della mia attuale lettura perché come avrete capito ho momentaneamente interrotto Schegge di me per leggere questo libro in viaggio (sì, non so leggere più libri alla volta) e mi sta piacendo talmente tanto che non posso staccarmi e se volete saperlo ho già pianto parecchio. Vi presento lui.


Cercando Alaska
di 
John Green

La settimana prima di lasciare la mia famiglia, la Florida e tutto il resto della mia vita da ragazzino per andare in un liceo-campus in Alabama, mia madre insisté per infliggermi una festa d'addio.
Dire che non mi aspettavo granché sarebbe sottovalutare clamorosamente la realtà. Ero stato più o meno obbligato a invitare tutti i miei "amici di scuola", cioè l'accozzaglia di svitati del laboratorio di teatro e di secchioncelli intellettuali con cui condividevo, per esigenze sociali, la squallida mensa del mio liceo pubblico, ma sapevo che non sarebbe venuto nessuno. Eppure mia madre si incaponì, cullandosi nell'illusione che in tutti questi anni io le avessi nascosto la mia immensa popolarità. Preparò una ciotola di salsa di carciofi formato piscina.
Appese in salotto festoni verdi e gialli, i colori della mia nuova scuola. Comprò due dozzine di candeline pirotecniche e le dispose intorno al bordo del tavolino del soggiorno.
E alle 16.56 di quell'ultimo venerdì, quando i miei bagagli erano quasi pronti, si sedette sul di- vano del salotto insieme a mio padre e a me, e si mise ad aspettare pazientemente l'arrivo del Battaglione "Addio caro Miles" Detto battaglione si rivelò composto da due persone due: Marie Lawson, una biondina smilza con gli occhiali rettangolari, e il suo fidanzato Will, un tipo che definirò cicciottello per carità di patria.
«Ehilà, Miles» disse Marie, sedendosi.
«Ehilà» dissi io.
«Come ti è andata l'estate?» chiese Will.
«Bene. A te?»
«Non c'è male. Abbiamo fatto Jesus Christ Superstar. Io ho dato una mano per le scene, Marie curava le luci.»
«Che figata» approvai con aria competente, e con questo gli argomenti di conversazione erano praticamente esauriti. Avrei potuto chiedergli qualcosa su Jesus Christ Superstar, senonché: 1) neanche sapevo cos'era, 2) non me ne importava e 3) la conversazione banale non è mai stata la mia specialità.
Comunque, la mamma era capace di chiacchierare per ore intere, e tamponò l'imbarazzo riempiendoli di domande su come avevano organizzato le prove, com'era andato lo spettacolo e se era stato un successo.
«Direi di sì» fece Marie. «C'era un bel po’ di gente, direi.» Marie era il tipo che "direbbe" un sacco.
Alla fine, Will disse: «Be, abbiamo solo fatto una scappata per salutarti. Devo riportare Marie a casa per le sei. Divertiti al campus, Miles.»

«Grazie» dissi, sollevato. L'unica cosa peggiore di una festa con solo due persone è una festa con solo due persone immensamente e abissalmente insignificanti.
Se ne andarono. E così rimasi seduto con i miei genitori a fissare la tivù spenta. Avevo una gran voglia di accenderla, ma sapevo che non era il caso.
Sentivo i loro sguardi su di me, pronti a vedermi scoppiare a piangere o cose del genere, come se non avessi saputo dal primo momento che sarebbe andata proprio così. Ma lo sapevo, io. Avvertivo la loro commiserazione mentre intingevano le patatine nella salsa di carciofi destinata ai miei amici immaginari, ma erano loro quelli da commiserare, non io. Io non ero deluso. Le mie aspettative si erano realizzate.
«È per questo che vuoi andartene, Miles?» domandò la mamma.
Ci pensai un momento, sforzandomi di non guardarla.
«Oh... no» risposi.
«E allora perché?» chiese lei. Non era la prima volta che sollevava la questione. La mamma non faceva i salti di gioia all'idea di mandarmi al campus, e non l'aveva mai nascosto.
«Lo fai per me?» domandò papà. Lui era stato a Culver Creek, la scuola alla quale mi ero iscritto, c'erano stati i suoi due fratelli e tutti i loro figli.
Credo che gli piacesse l'idea di vedermi seguire le sue orme. Gli zii mi avevano raccontato un sacco di storie su quanto era famoso papà al campus. Era quello che faceva più casino, e anche quello che prendeva i voti migliori in tutte le materie. Molto meglio della vita che facevo io in Florida. Ma no, non lo facevo per lui. Non proprio.
«Aspettate un attimo» dissi. Andai nello studio di papà e cercai la sua biografia di Francois Rabelais. Mi piaceva leggere le biografie degli scrittori, anche se (come nel caso di monsieur Rabelais) non avevo mai letto le loro opere. Sfogliai il libro verso la fine e scovai la frase segnata con l'evidenziatore. (NON USARE MAI UN EVIDENZIATORE SUI MIEI LIBRI, papà me l'aveva detto mille volte. Ma sapete un altro modo per trovare subito ciò che cercate?)
«Ecco, c'è questo signore» dissi, affacciandomi sulla soglia del salotto. «Francois Rabelais. Poeta.
E le sue ultime parole sono state: "Vado a cercare un Grande Forse." Ecco perché voglio andare via. Così non dovrò aspettare di essere in punto di morte per mettermi in cerca di un Grande Forse.»
Questo li mise a tacere. Stavo inseguendo un Grande Forse, e sapevano quanto me che non l'avrei certo incontrato sotto forma di Will e Marie.


Ok, forse ho sforato un po' i limiti, ma sinceramente? Non mi importa! Dovevo assolutamente arrivare a farvi leggere del Grande Forse di Miles. Anche se non l'ho ancora terminato (ma non manca molto), ho capito cosa intendono quando parlano del fascino della scrittura di John *-* e poi se penso che mi hanno detto che Cercando Alaska non è nemmeno un briciolo di ciò che John è in Colpa delle stelle (che sì, devo ancora leggere), beh WOW *-* Direi che ho parlato già troppo, buonaserata!

L'avete letto? Amato? Aspetto i vostri commenti, e se volete condividete con me il vostro incipit.

Stay tuned!
Xoxo, Giò

8 commenti:

  1. sono felice che piaccia anche a te,questo libro è stupendo,le riflessioni sul 'Grande Forse' sono davvero intense,solo ripensare a ciò che dice alla fine mi fa venire i brividi..ma non voglio spoilerare xD comunque non vedo l'ora di leggere altro di John Green ♥

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    1. No no, niente spoiler XD adoro quando un libro mi fa emozionare e riflettere *-*

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  2. Io inizierò tra poco The fault in aour stars, non vedo l'oraaaa! =D

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    1. Io anche lo voglio leggere presto *-* awww che voglia!

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  3. Questo libro mi incuriosisce molto. Ho l'ebook ma non lo ho ancora letto.

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    1. Io anche avevo l'ebook, infatti l'ho letto sul reader anche perché il cartaceo non l'ho trovato :/ in questi giorni scriverò la recensione!

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  4. Quanto amo questo libro! ♥

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  5. Volevo augurarti Buon Natale, e se vuoi passare dal mio blog, c'è un premio per te: http://scriveremipiace.blogspot.it/2013/12/premio-naughty-or-nice-tag.html

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Grazie per i vostri commenti, li apprezzo tantissimo, sono fonte di gioia e soddisfazione per me! Non appena possibile, risponderò a tutti e passerò a dare un'occhiata ai vostri blog :) Mi raccomando, stay tuned! A presto, Giò ♥