8 maggio 2014

Chi ben comincia #18


Buonasera miei amati lettori!
Mi sono accorta questa mattina che era praticamente una vita che non postavo più questa rubrica ma ora rimediamo subito. Ho programmato questo post perché in questo momento sarò ancora in compagnia di Mel e Mys e se c'è una cosa bella che il blog mi ha donato è proprio qualche bella scoperta in amicizia. Oggi è di nuovo giovedì e di conseguenza è tempo per il nostro appuntamento abituale con Chi ben comincia, rubrica ideata da Alessia del blog de Il profumo dei Libri. Adoro questo rubrica, mi piace scegliere un libro da condividere con voi e scoprire insieme gli incipit che sono il biglietto da visita, insieme alle cover, per ogni buon libro.

Le poche regole della rubrica:
- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti 

L'incipit che voglio condividere con voi oggi è quello della mia attuale lettura, ovvero Colpa delle stelle di John Green.


Nel tardo inverno dei miei sedici anni mia madre ha deciso che ero depressa, presumibilmente perché non uscivo molto di casa, passavo un sacco di tempo a letto, rileggevo infinite volte lo stesso libro, mangiavo molto poco e dedicavo parecchio del mio abbondante tempo libero a pensare alla morte.
Sugli opuscoli che parlano di tumori o nei siti dedicati, tra gli effetti collaterali del cancro c’è sempre la depressione. In realtà la depressione non è un effetto collaterale del cancro. La depressione è un effetto collaterale del morire. (Anche il cancro è un effetto collaterale del morire. Quasi tutto lo è, a dire il vero.) Mia madre però si era convinta che avevo bisogno di nuove cure, così mi ha portato dal dottor Jim, il mio medico di base, il quale ha confermato che stavo sguazzando in una paralizzante e certo clinica depressione, e che perciò i miei farmaci dovevano essere rivisti e dovevo anche frequentare un gruppo di supporto.
Il mio gruppo di supporto era composto da un cast mobile di personaggi in vari stadi di malessere indotto dal tumore. Perché il cast era mobile? Un effetto collaterale del morire.
Il gruppo di supporto, nemmeno a dirlo, era deprimente al massimo. Ci si incontrava ogni mercoledì nel seminterrato di una chiesa episcopale in muratura a forma di croce. Ci sedevamo tutti in cerchio proprio al centro della croce, dove i due bracci si incrociavano, nel punto in cui si trovava il cuore di Gesù. L’avevo notato perché Patrick, il capogruppo, nonché l’unico della stanza ad avere più di diciotto anni, parlava del cuore di Gesù a ogni singolo assurdo incontro, dicendo che noi, giovani sopravvissuti al cancro, ci trovavamo proprio nel sacro cuore di Gesù, e così via.
Nel cuore di Dio le cose andavano così: i sei o sette o dieci che eravamo entravano a piedi/in carrozzina, brucavano una decrepita selezione di biscotti e limonata, si sedevano nel Cerchio della Fiducia e ascoltavano Patrick raccontare per la millesima volta la sua miserevole, deprimente storia di vita: di come avesse contratto il cancro alle palle e tutti lo dessero per spacciato, e invece non era morto, e adesso eccolo lì, un adulto fatto e finito nel seminterrato di una chiesa nella 137esima città più bella d’America, divorziato, videogamedipendente, praticamente senza amici, che sbarcava il lunario sfruttando il suo passato canceroso e intanto faceva lenti progressi verso il conseguimento di un master che non avrebbe migliorato le sue prospettive di carriera, in attesa, come tutti noi, della spada di Damocle che gli avrebbe dato il sollievo, a cui sì, era davvero sfuggito quel tot di anni prima, quando il cancro gli aveva portato via tutte e due le noccioline ma gli aveva risparmiato quella che solo l’animo più generoso avrebbe potuto chiamare vita.
E ANCHE VOI POTRESTE ESSERE COSÌ FORTUNATI!
Poi noi ci presentavamo. Nome. Età. Diagnosi. E come stavamo quel giorno. Sono Hazel, dicevo quando toccava a me. Sedici anni. In origine tiroide, ma con una solida e nutrita colonia satellite nei polmoni. Sto così così.
Finite le presentazioni, Patrick chiedeva sempre se c’era qualcuno che voleva esprimere le sue emozioni. E allora iniziava il sussulto circolare di supporto: tutti che parlavano del loro combattere e battagliare e vincere e recedere e sottoporsi a esami. Patrick, gli va dato questo merito, ci lasciava parlare anche di morire. Ma la stragrande maggioranza di loro non stava morendo. Sarebbero sopravvissuti e diventati adulti, proprio come Patrick.
(Il che significava che c’era un bel po’ di competitività al riguardo: ognuno voleva sconfiggere non solo il cancro, ma anche gli altri presenti nella stanza. Mi rendo conto che è irrazionale, ma quando ti dicono che hai il 20 per cento di possibilità di vivere per altri cinque anni scatta una specie di gara e ti rendi conto che vuol dire uno su cinque. Quindi ti guardi intorno e pensi, come farebbe ogni persona sana: devo sopravvivere a quattro di questi bastardi.)
L’unico aspetto positivo del gruppo di supporto era Isaac, un tipo con la faccia allungata, magrissimo, i capelli biondi lisci che gli ricadevano apposta sopra un occhio.
E il suo problema erano proprio gli occhi. Aveva un cancro straordinariamente improbabile agli occhi. Uno gli era stato tolto da piccolo, e ora portava lenti spesse che gli facevano sembrare gli occhi (sia quello vero che quello di vetro) enormi in un modo innaturale, come se la sua intera testa si riducesse semplicemente a questi due occhi, quello finto e quello vero, che ti fissavano. Da quanto riuscivo a capire nelle rare occasioni in cui Isaac condivideva la sua esperienza col gruppo, la ricomparsa del male aveva messo il suo unico occhio buono in mortale pericolo.
Io e Isaac comunicavamo quasi esclusivamente attraverso sospiri. Ogni volta che qualcuno discuteva delle diete anticancro o dei benefici della pinna di pescecane, lui mi scoccava un’occhiatina, a cui faceva seguito un microscopico sospiro. Io per tutta risposta scuotevo la testa in maniera impercettibile e sbuffavo.

L'avete letto? Amato? Aspetto i vostri commenti, e se volete condividete con me il vostro incipit.
Oggi è quasi una domanda retorica quindi fangirlate pure come pazzi u.u

Stay tuned!
Xoxo, Giò

4 commenti:

Grazie per i vostri commenti, li apprezzo tantissimo, sono fonte di gioia e soddisfazione per me! Non appena possibile, risponderò a tutti e passerò a dare un'occhiata ai vostri blog :) Mi raccomando, stay tuned! A presto, Giò ♥